CASO TUCKER: IL TÜV ITALIA E LE PROVE... DEL TUBO


Dott. Ing. Giovanni Raimondini - Consulente CIR

Avvertenza: il presente intervento si riferisce alle relazioni di prova rilasciate da TÜV Italia al termine di test "in condizioni reali di utilizzo" effettuati su richiesta della Società Tucker; per un certo periodo di tempo le relazioni erano scaricabili dal sito internet della Società Tucker, quindi sono state rimosse. Sul sito internet di TÜV Italia è presente un comunicato che, senza smentire del tutto o in parte la forma e il contenuto di tali relazioni, chiarisce che tali relazioni non costituiscono una certificazione del sistema qualità di Tucker.

>>> Relazione 1: generatore di calore a gas
>>> Relazione 2: generatore di calore a olio BTZ
>>> Relazione 3: forno a gasolio per uso industriale

Premessa

Il "caso Tucker", di cui anche il CIR si sta occupando, dovrebbe essere ben noto ai lettori; tuttavia è utile un breve riassunto dei fatti, per meglio inquadrare l'oggetto del presente intervento, ovvero le relazioni rilasciate da TÜV Italia.

La Società Tucker ha brevettato e messo in commercio un "dispositivo tecnologico" che, installato e tarato "da un loro tecnico specializzato" su un impianto termico alimentato con combustibile gassoso o liquido (quali gas naturale, gasolio, olio combustibile) consentirebbe di ottenere un sensibile risparmio energetico e di "eliminare completamente il problema dell'inquinamento atmosferico che riguarda gli impianti di riscaldamento delle case".

Il rivoluzionario principio su cui sarebbe basato il funzionamento di tale dispositivo non è ancora del tutto chiaro, stante anche la scarsa disponibilità di documentazione tecnica in proposito: si parla dell'effetto - sul combustibile e forse anche sull'impianto - di un campo elettromagnetico. Peraltro, se la Società Tucker avesse realmente trovato il sistema di ridurre drasticamente consumi di combustibile e inquinamento atmosferico, anche senza individuare i fondamenti scientifici di questo miracolo, ci troveremmo di fronte all'invenzione del secolo, dalle conseguenze sul piano economico ed ecologico a dir poco epocali. Non è quindi ingiustificato lo scetticismo di chi non crede alla reale efficacia del "dispositivo tecnologico Tucker" e teme di trovarsi di fronte a una "cantonata" come quella, recente, della "fusione fredda", o - peggio ancora - a una vera e propria truffa.

Chi scrive appartiene al partito degli scettici, ma quando sono comparse le relazioni di prova rilasciate da TÜV Italia le ha lette attentamente, pronto a buttare metaforicamente nel cestino dell'immondizia tutte le nozioni di combustione, impiantistica, chimica degli idrocarburi, elettricità e magnetismo imparate negli studi superiori e in circa venti anni di lavoro nel settore del riscaldamento domestico (d'altronde fecero così anche i nostri nonni quando i fratelli Wright fece staccare dal suolo un mezzo "più pesante dell'aria" e quando Guglielmo Marconi dimostrò che il telegrafo non aveva bisogno dei fili). Purtroppo le relazioni di TÜV Italia non hanno contribuito a fugare i suoi dubbi, ma li hanno ulteriormente incrementati; esse costituiscono un esempio eclatante, in negativo, di come si redige un rapporto di prova, e in ogni caso rendono un cattivo servizio: alla Società Tucker, se il dispositivo funziona, in quanto non forniscono un esempio ripetibile di verifica dell'effettivo funzionamento, e agli acquirenti del dispositivo, se lo stesso non funziona, in quanto costituiscono forniscono un supporto tanto "pesante" quanto fuorviante.

TÜV Italia: chi è e cosa fa

TÜV Italia, società del gruppo TÜV Suddeutschland, si propone ai potenziali fruitori dei suoi servizi - basta consultare il sito internet www.tuv.it - come organismo di certificazione (di sistema e di prodotto), come ente di formazione, come laboratorio per prove tecnologiche.

TÜV Italia è un "organismo notificato" - vale a dire designato da uno degli Stati membri delle Comunità Europee per l'attribuzione del marchio CE sui prodotti conformi a una delle direttive comunitarie che prevedono tale marcatura, quali ad esempio la direttiva 90/396/CEE "Apparecchi a gas" e la direttiva 92/42/CEE "Nuove caldaie ad acqua calda alimentate con combustibili liquidi o gassosi" - Da quanto compare sul sito, TÜV Italia è organismo notificato per numerose direttive comunitarie, ma non per quella più attinente, la 92/42/CEE, e solo parzialmente per la 90/396/CEE, più precisamente per apparecchi a gas da usarsi in campeggio/tempo libero (fornelli, lampade ecc.), quindi diversi da quelli suscettibili di applicazione del dispositivo Tucker.

TÜV Italia è anche organismo di certificazione accreditato dal SINCERT per la certificazione dei sistemi qualità, dei sistemi di gestione ambientale e di gestione per la salute e sicurezza dei lavoratori. A chi volesse saperne di più sull'accreditamento degli organismi di certificazione consigliamo una visita al sito internet del SINCERT www.sincert.it , basti sapere che accreditare significa testualmente "verificare e garantire l'indipendenza, la competenza e la professionalità di un organismo di certificazione secondo parametri oggettivi, definiti nelle norme applicabili (attualmente alcune norme della serie EN 45000)".
Infine, in qualità di laboratorio, TÜV Italia è accreditato dal SINAL - altrettanto consigliata la visita al sito www.sinal.it - per prove nel settore elettrico (attualmente l'accreditamento è stato temporaneamente sospeso su richiesta dello stesso laboratorio). Anche in questo caso l'accreditamento significa che il laboratorio possiede "una Direzione e personale addetto di adeguata esperienza e competenza", utilizza "apparecchiature, impianti ed ambienti idonei per la effettuazione delle prove previste" e adotta "metodi e procedure di prova adeguati".

Inoltre "la Direzione deve salvaguardare la qualità del lavoro, cioè assicurare che le apparecchiature siano tarate, identificate e conservate in modo appropriato; che i campioni da provare siano adeguatamente catalogati ed immagazzinati; che i risultati siano registrati; che i rapporti di prova siano veritieri e che la documentazione sia conservata e rintracciabile".
In altre parole, anche se TÜV Italia non è accreditato come ente di certificazione o come laboratorio nel settore termotecnico, è in grado di sapere - anzi di insegnare ad altri- come si effettua una prova e come si redige il relativo rapporto.
 
Il rendimento "ai fumi" e il rendimento "all'acqua"

Come è noto, ci sono due indicatori che forniscono l'efficienza di un generatore di calore: il rendimento di combustione, detto anche "rendimento ai fumi" perché lo si misura analizzando temperatura e contenuto di ossigeno dei prodotti della combustione, e il rendimento utile, detto anche rendimento "all'acqua" perché è comunemente usato in presenza di questo fluido termovettore, ottenuto rapportando l'energia termica ceduta all'acqua (portata dell'acqua moltiplicata per la differenza di temperatura fra mandata e ritorno) e l'energia chimica immessa nel generatore (portata del combustibile moltiplicata per il potere calorifico di quest'ultimo).

La misurazione del rendimento di combustione è possibile, con buona approssimazione, non solo in laboratorio ma anche "sul campo", ovvero su generatori di calori installati presso l'utenza e funzionanti nelle reali condizioni di esercizio; la norma tecnica UNI 10389, "Generatori di calore - Misurazione in opera del rendimento di combustione", recepita con decreto ministeriale 6 agosto 1994 ai sensi del DPR 412/93, prescrive le modalità per ottenere questo rendimento ai fini di una valutazione del generatore ai fini dell'efficienza energetica.

Più complessa, la misurazione del rendimento utile è un'operazione che può essere condotta esclusivamente in laboratorio, simulando un funzionamento reale per mezzo di un impianto di prova al quale il generatore viene collegato: anche in questo caso le norme tecniche relative ai diversi tipi di generatori di calore indicano le caratteristiche dell'impianto di prova e degli strumenti di misura, nonché le modalità di conduzione della prova stessa. Tanto per fare un esempio, la norma italiana UNI 7271, successivamente sostituita dalla norma europea UNI EN 297, riporta le modalità di prova del rendimento utile di una caldaia a gas a camera aperta con bruciatore atmosferico, con portata termica non superiore a 35 kW.  

Condizione indispensabile, in ogni caso, per garantire la significatività della misurazione e del risultato ottenuto e la ripetibilità della prova, è la permanenza del generatore in stato di regime per tutta la durata della misurazione, vale a dire che i parametri significativi di funzionamento - quali ad esempio portata del combustibile e del fluido termovettore, temperature dell'aria comburente e dei prodotti della combustione, temperatura di mandata e di ritorno, - devono mantenersi costanti dall'inizio alla fine della misurazione. Nel caso della misurazione in opera del rendimento di combustione, operazione molto più breve della misurazione del rendimento utile, una volta raggiunto lo stato di regime del generatore sono previste tre misurazioni a due minuti di distanza l'una dall'altra, e si considera come rendimento di combustione del generatore la media dei tre risultati, sempre che i parametri misurati a distanza di due minuti non presentino significative differenze o mostrino di non avere ancora raggiunto un valore stabile.

Riassumendo, gli unici metodi ufficialmente riconosciuti e accettati in sede nazionale e comunitaria per definire l'efficienza energetica di un generatore di calore sono la misurazione del rendimento utile o del rendimento di combustione se il generatore viene provato in laboratorio, o la sola misurazione del rendimento di combustione se il generatore è già installato e funzionante su un impianto reale. Dopo questo primo passo, per valutare se l'introduzione di un nuovo componente influenza positivamente o negativamente tale efficienza, si ripete la prova con il nuovo componente installato, mantenendo ovviamente costanti tutti i parametri di funzionamento del generatore e dell'impianto al quale è collegato; per essere sicuri che non intervenga qualche errore accidentale è buona regola ripetere più volte le prove e confrontare non due risultati, ma due serie di risultati.

Ovviamente è possibile che la Società Tucker non fosse a conoscenza di quanto sopra e che pertanto abbia richiesto a TÜV Italia di effettuare le prove così come descritte nelle tre relazioni di cui si tratta; è invece stupefacente l'assenso, da parte di un ente notificato, accreditato e comunque titolare di un marchio così prestigioso, ad assistere a tali prove anomale e a "validarne" i risultati.

Le prove e le relazioni di prova

Diamo naturalmente per scontato che TÜV Italia, operando presso terzi, abbia accertato la sicurezza e la regolarità del funzionamento di tutti gli impianti, apparecchi e strumenti di misura, e prendiamo in esame le tre relazioni di prova. Prima di affrontarne i contenuti, è impossibile non accorgersi dell'assenza su ogni pagina del numero progressivo di pagina e del numero totale delle pagine di cui la relazione è costituita. Tutto questo serve a garantire il laboratorio di prova che la relazione da esso rilasciata non venga modificata oppure che, in caso di pagine omesse (è il nostro caso: si fa riferimento a scontrini allegati che non compaiono da nessuna parte), il lettore sappia che ha in mano un estratto della relazione e non la relazione completa. Come detto poco sopra, chi legge attentamente le relazioni si accorge che mancano delle pagine - presumibilmente solo allegati - ma non sa quante pagine mancano - oltre a non sapere ovviamente se quanto è stato omesso era di rilevanza fondamentale o scarsa. Dato che TÜV Italia sul proprio sito non ha contestato il contenuto delle relazioni scaricabili dal sito della Società Tucker, sono da escludere alterazioni delle pagine disponibili; comunque l'assenza di numerazione e sigla è un'incredibile leggerezza da parte di un organismo che conosce sicuramente (??) la norma UNI CEI 70011 "Guida per la presentazione dei risultati di prova", contenente i criteri da seguire per la presentazione dei risultati di una prova, al fine di consentire la ripetizione della prova nelle identiche condizioni.


Passando ai contenuti, si può osservare immediatamente che:
Bastano questi due elementi a giustificare qualsiasi sospetto sull'attendibilità dei risultati. Inoltre, sebbene il dispositivo Tucker sia alimentato elettricamente, non compaiono dati sul consumo dello stesso (che vanno inseriti nel bilancio energetico globale).

Per comodità indicheremo come di seguito le prove di cui si tratta nelle tre relazioni:

Relazione 1: generatore di calore a gas
16/04/02 Prova 1CT, con Tucker
18/04/02 Prova 1ST, senza Tucker
15/05/02 Prova 1STbis senza Tucker
Relazione 2: generatore di calore a olio BTZ
17/04/02 Prova 2CT con Tucker
14/05/02 Prova 2ST, senza Tucker

Relazione 3: forno a gasolio per uso industriale
18/04/02 Prova 3CT con Tucker
19/04/02 Prova 3ST, senza Tucker
14/05/02 Prova 3STbis, senza Tucker

In tutte e tre le prove di cui alla relazione 1, la misurazione del rendimento utile sembra essere stata effettuata durante tre minuti (si suppone che la lettura del consumo del gas sia stata eseguita contemporaneamente alla misurazione delle portate e temperature dell'acqua: se così non fosse, continuare ad occuparci di queste prove sarebbe una perdita di tempo!), un periodo troppo breve per fornire dati accettabili; inoltre le prove sembrano essere state effettuate con la caldaia funzionante come produzione di acqua calda sanitaria, almeno a giudicare dalle temperature (dobbiamo usare in abbondanza il verbo "sembrare", dato che la relazione è assolutamente carente per quanto riguarda modalità di prova e strumenti usati: come è stata misurata la portata dell'acqua in uscita e - soprattutto - in entrata?). E ora una domanda cruciale: come avviene la produzione di acqua calda sanitaria? Perché se avviene con metodo istantaneo è un conto, se nella caldaia è inserito un bollitore ad accumulo è ovviamente molto più facile prendere un granchio, effettuando la prova così come sembra essere stata condotta.

Ipotizziamo che il bilancio di cui alla prova 1CT sia corretto e vediamo cosa accade nelle prove successive. Nella 1ST, a fronte di un consumo di gas praticamente identico, anzi un filo più alto, la temperatura in caldaia è inferiore di 4 °C rispetto alla prova precedente, e la differenza di temperatura fra acqua in uscita e acqua in entrata è inferiore di oltre 5 °C rispetto a 1CT. Benissimo, senza il dispositivo Tucker il rendimento utile crolla di oltre il 16% (ci sarebbero altre spiegazioni per giustificare le differenze di temperatura riscontrate: ma per il momento vogliamo credere ai miracoli!); allora l'energia chimica entrata con il metano nella prova 1ST, solo parzialmente ceduta all'acqua, dovremmo trovarla sprecata ai fumi, che pertanto dovrebbero mostrare temperature molto più elevate. Sorpresa! TÜV Italia riporta, senza fare una piega, che la temperatura dei fumi misurata in 1ST è di 5 °C più bassa di quella misurata in 1CT? E l'energia che non è stata trasferita all'acqua dove è finita? Ma attenzione, le sorprese continuano. Nella successiva prova senza dispositivo il crollo del rendimento utile è ancora più rilevante: come mai? Eppure si tratta di due prove effettuate senza dispositivo, che dovrebbero fornire lo stesso risultato: più scadente rispetto alla prova con dispositivo, nessuno lo mette in dubbio, ma più scadente allo stesso modo. E di fronte a questa inspiegabile ulteriore perdita - confortata da un'ulteriore diminuzione della temperatura dei fumi - nessun campanellino è squillato nella testa del tecnico di TÜV Italia? Prima di passare alla seconda relazione, un piccolo calcolo: nella prova 1STbis troviamo, a fronte di un'energia in entrata pari a 2,6 m3 /h per 8250 kcal/m 3 , pari a 21.450 kcal/h, un'energia in uscita di 13.680 kcal/h: rendimento utile del 63,7%. A meno che la caldaia provata non provenga da un negozio di antiquariato o da un museo del gas, un simile valore dovrebbe dare qualcosa da pensare a chi lo riscontra (se ovviamente è del mestiere).

Prova eseguita su caldaia alimentata a olio combustibile BTZ

Perderemo poco tempo su queste prove: come già detto se cambio contemporaneamente due parametri, non posso attribuire la variazione del risultato finale all'effetto di un parametro piuttosto che a quello dell'altro o di entrambi.
Se effettuo la prova 2ST variando la pressione di alimentazione, quindi la portata, del combustibile rispetto alla prova 2CT, non posso attribuire l'eventuale peggioramento di efficienza all'assenza del dispositivo Tucker, perché potrebbe essere causato dal funzionamento a maggior portata.

Peraltro questa relazione tocca i vertici dell'assurdo nella fase 6, "considerazione dei dati riscontrati": dato che non si possono confrontare due rendimenti "ai fumi" o "all'acqua" perché non sono stati calcolati, e non si è cercato (o voluto cercare?) nemmeno di fare una "specie" di bilancio termico come in relazione 1, dato che non sono state misurate la temperatura e la portata dell'acqua in uscita né in 2CT né in 2ST, TÜV Italia giunge a queste due geniali conclusioni:
  1. aumentando la portata di combustibile in ingresso aumentano i consumi (il Signor di Lapalisse applaudirebbe, se fosse ancora vivo!);
  2. l'aumento di temperatura dei fumi - + 27, diconsi 27, gradi - è legato non alla maggiore portata termica, bensì allo sporco che si è formato all'interno della caldaia, nonostante le ripetute pulizie, dovuto all'assenza del dispositivo Tucker. E che razza di sporco, se l'indice di fumosità riesce a passare da 0 a 3! (N.B.: Sull'unità di misura usato per l'indice di fumosità torneremo in seguito).

Prova eseguita su forno alimentato a gasolio

Vale quanto detto per la relazione 2: se proprio si voleva mostrare l'effetto del dispositivo Tucker, si sarebbe dovuto provare il forno alle tre diverse pressioni di cui alle prove 3CT, 3ST e 3STbis una volta con dispositivo Tucker inserito e una volta senza, e confrontare i risultati. Francamente lo scrupolo finale dell'estensore della relazione ci sorprende: le misurazioni non sono "perfettamente comparabili" perché il carico del forno era diverso. Della serie: "A me non la si fa", ovvero: "Modestamente, al mio confronto Sherlock Holmes era un dilettante".

Dulcis in fundo : presentazione dei risultati

Partiamo sempre dal presupposto che le relazioni così come comparse sul sito della Società Tucker siano quelle originali di TÜV Italia o comunque che le parti pubblicate non siano state ritoccate, fatta eccezione per la rimozione dei nomi dei responsabili o dei proprietari degli impianti e delle ditte produttrici della strumentazione impiegata per le misure, operata presumibilmente dalla Società Tucker per motivi di privacy.

Lasciamo perdere (si fa per dire...) le conclusioni avventate e soffermiamoci sulle unità di misura.
L'indice di fumosità è espresso in Bach anziché in Bacharach (nel campo musicale non c'è dubbio che il sommo compositore tedesco Johann Sebastian Bach occupi un posto più importante del pur bravo Burt Bacharach, autore di canzoni di successo: nella termotecnica, però, questa "miglioria" non è possibile!), per indicare i kilowatt si usa Kw anziché kW e per i metri cubi al posto di m3 compare un improbabile Mc! Si potrebbe continuare, ma per carità di patria ci fermiamo qui.

Questi sarebbero dettagli di scarsa importanza, se uscissero dalla penna di un operatore che ha più dimestichezza con chiave inglese o cacciavite di quanto ne abbia con la penna (e sarebbero comunque errori da segnalare): ma compaiono sulle relazioni di prova di un organismo notificato, di un ente di certificazione, di un laboratorio accreditato; di un ente che ha la formazione tra i propri fini istituzionali, e tiene corsi sulle norme ISO 9000, corsi di taratura per strumenti di misura, corsi per valutatori e auditor interni di sistemi di qualità. È come sentire un sacerdote che bestemmia, vedere un vigile urbano che attraversa col semaforo rosso, sorprendere un magistrato che acquista un pacchetto di sigarette di contrabbando: non giudichereste queste persone inadatte al ruolo che svolgono, non chiedereste a un loro superiore di prendere severi provvedimenti? Cosa ne pensano SINAL, SINCERT e i Ministeri competenti per la notifica dell'organismo TÜV Italia in sede comunitaria?

Conclusioni

Lo scrivente lascia che i lettori del presente intervento, che suppone essere operatori del settore, traggano le proprie conclusioni. Nonostante il tono a volte scherzoso, crede che si legga chiara e inequivocabile la sua convinzione che TÜV Italia non si sia comportata, in questa occasione, con la serietà e competenza che anche il più modesto laboratorio di prova (non notificato, certificato ecc. ecc.) deve possedere. Prega il CIR di dare ampia diffusione a questo intervento, di cui assume ogni responsabilità e del cui contenuto è pronto a rispondere in qualsiasi sede. Osserva che, nell'ipotesi in cui il dispositivo Tucker dovesse dimostrarsi inefficace, TÜV Italia avrebbe la pesantissima responsabilità quantomeno morale di aver convinto, con il proprio autorevole avvallo, decine di acquirenti a buttare letteralmente dalla finestra notevoli somme.