IL DOCUMENTO DEL CIR SUL DPR 551/99

 

Questo documento, elaborato in seguito ai lavori del Comitato Tecnico del CIR, ed approvato dal Consiglio Direttivo riunitosi il giorno 29 maggio 2000, esprime la posizione ufficiale del CIR riguardo al DPR 551/99.
Esso è stato inviato al Ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato e a numerosi Enti e Associazioni operanti nel settore del riscaldamento.

 

Documento approvato dal Consiglio Direttivo del CIR del 29 maggio 2000, recante le proprie osservazioni al Decreto del Presidente della Repubblica del 21 dicembre 1999, n. 551

 

Il Centro Italiano Riscaldamento, attraverso il suo Consiglio Direttivo, riunitosi il giorno 29 maggio 2000, raccogliendo le osservazioni fatte dal proprio Comitato Tecnico riguardo al Decreto del Presidente della Repubblica del 21 dicembre 1999, n. 551, esprime le seguenti considerazioni:

 

La modifica al D.P.R. 26 agosto n. 412 (Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia), resasi necessaria per tenere conto dell’esperienza maturata in 7 anni di sua applicazione e per chiarire e migliorare tutti quei punti che si erano dimostrati non del tutto adeguati, esplicitandosi nel D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 551 si dimostra invece sostanzialmente come un’occasione mancata, in quanto, oltre a introdurre parecchi elementi di assai scarsa chiarezza, fissa degli obblighi che risultano essere palesemente peggiorativi, quando non dannosi, e che vanno nella direzione opposta sia agli obiettivi prefissati dall’On. Umberto Carpi nel 1996 di “individuare i possibili interventi di semplificazione, razionalizzazione e coordinamento delle norme per aumentare l’efficacia e limitare ove possibile i costi e i problemi burocratici per gli utenti”, sia, in maniera ancor più grave, alla realizzazione degli obiettivi che la legge 10/91 si proponeva (legge di cui il D.P.R. in oggetto è regolamento applicativo), e cioè “ridurre i consumi di energia […] a parità di servizio reso e di qualità della vita”.

 

Fin già da prima della pubblicazione del nuovo decreto sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile (in quanto il testo risultava ufficialmente noto essendo stato pubblicato nel sito Internet del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato), la stampa, sia quella specializzata, sia quella di più ampia informazione, aveva già messo in evidenza soprattutto quello che è sicuramente il più 

palese ed evidente schiaffo a tutti quanti, con vari compiti e a vario titolo, lavorano nel settore degli

impianti di riscaldamento: l’obbligo, contenuto nell’articolo 3 comma 1, di praticare un’apertura fissa verso l’esterno di 0,4 m2 qualora si utilizzino caldaie di tipo non stagno.

Tale obbligo appare infatti, nella sua enormità (in tutti i sensi) come una evidente ripicca alla condanna subita dall’Italia da parte della Corte Europea, condanna che ha dichiarato illegale la proibizione, contenuta nella stesura originaria del D.P.R. 412, di installare caldaie di tipo non stagno nei locali abitati.

Dato che infatti nessun utente accetterà mai di farsi praticare in casa una simile apertura è evidente che con l’introduzione di questa clausola (chiaramente vessatoria), si vuole di fatto continuare a proibire ciò che è stato impedito dalla giurisprudenza, infischiandosene delle sentenze della Corte e rendendo impossibile il lavoro a migliaia di operatori.

 

Se però l’aspetto dell’apertura da 0,4 m2 risulta essere la più evidente forzatura allo stato dell’arte e alla buona tecnica, e se essa da sola basterebbe a fare esprimere sul D.P.R. 551/99 un giudizio pesantemente negativo, osserviamo che tale decreto contiene però parecchie altre ombre, alcune anche macroscopiche e che necessitano pertanto di chiarimenti, quando non di modifiche, che sono state messe in luce schematicamente nel prospetto allegato a questo documento.

 

Tutto questo mentre, da molti anni, si continuano ad attendere quelle norme e quei regolamenti connessi al risparmio energetico necessari alla completa attuazione della Legge 9 gennaio 1991 n.10 e del D.P.R. 412/93.

 

Il CIR, come Associazione che raccogliendo realtà del settore del riscaldamento assai diverse e spesso in competizione tra loro, non rappresentando dunque nessuna particolare lobby, e ritenendosi per questo un soggetto dotato di sufficiente imparzialità, esprime quindi una profonda critica, sia all’impianto, sia ai contenuti di questo decreto, che, non andando nella direzione né di migliorare la stesura originaria (individuando procedure più snelle, di minimo impatto sull’utente e che assicurino il regolare e corretto svolgimento delle operazioni di progettazione, esercizio e manutenzione degli impianti termici) né, più in generale, di ridurre il consumo energetico, manca completamente gli obiettivi che da esso si attendevano e pone tutti gli operatori del settore, e più in generale tutti gli utenti, in una situazione di grave confusione. Ritiene necessario quindi che il Legislatore si adoperi con la massima urgenza per porre rimedio, con tutti gli strumenti di cui dispone, ai diversi e gravi problemi che il nuovo D.P.R. pone.

 

Il Consiglio Direttivo del CIR - Milano 29 maggio 2000

  

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Prospetto delle osservazioni del Centro Italiano Riscaldamento al Decreto del Presidente della Repubblica 21dicembre 1999, n. 551di modifica al D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412

    

Art. 1 (Precisazioni in ordine alla definizione di temperatura media)

  

La modifica fornisce un utile chiarimento, evitando interpretazioni ambigue. Purtroppo la norma UNI 5364 richiamata all'art. 1 comma 1 lettera w) costituisce un riferimento poco praticabile per la misurazione “in opera” delle temperature negli ambienti riscaldati.

  


  

Art. 2 comma 1 (Precisazioni in ordine allo scarico dei fumi)

  

Rispetto alla stesura originaria del D.P.R. 412/93 scompare il riferimento a una norma (UNI 7129) non valida in generale ma soltanto per impianti a gas di piccola potenza; scompare però anche il riferimento a edifici “multipiano”: ciò significa vietare lo scarico a parete per edifici plurifamiliari dei tipo “a schiera” o “in linea”?

 


 

Art. 2 comma 2 - (Precisazioni in ordine allo scarico dei fumi)

 

La UNI EN 297 si applica ai soli generatori di tipo B con bruciatore atmosferico, per cui sembrano esclusi dalla precisazione di questo comma i generatori tipo C.
In attesa che il Ministero si pronunci a riguardo il CIR ritiene che, qualora sia effettuato lo scarico a parete, l’obbligo di adottare generatori di calore appartenenti alla classe meno inquinante prevista dalla norma tecnica UNI EN 297 non possa sussistere nel caso di “mera sostituzione” del generatore.

I termini “funzionale” e “idoneo”, riferiti ai sistemi per l'evacuazione dei prodotti della combustioni, sono definiti dalla norma UNI 10845 di recente pubblicazione, che opportunamente distingue il caso di condotto “funzionale” (condotto al quale è già collegato un apparecchio a gas, che consente la corretta evacuazione dei gas combusti senza riflusso dei medesimi verso l'ambiente interno) da condotto “idoneo” (condotto che oltre ad essere “funzionale” deve garantire determinati requisiti di tenuta e caratteristiche strutturali); quindi un condotto idoneo è anche funzionale, mentre può non essere vero il contrario; in ogni caso “funzionale ed idoneo” non ha senso.

 


  

Art. 3 comma 1 - (Installazione di generatori di calore e coibentazione degli impianti)

  

La prima frase è una ripetizione di quanto affermato all'art. 4 del D.P.R. 15 novembre 1996, n. 661 (recepimento direttiva 90/396/CEE), pertanto è inutile.
Il riferimento “UNI 7129” va sostituito con “UNI 10642” per quanto riguarda la classificazione degli apparecchi.
L’abnorme apertura di ventilazione richiesta è un evidente “machiavellismo” per impedire di fatto l’installazione di generatori di tipo B in ambienti abitati, dopo che la Corte di Giustizia europea ha bocciato il tentativo di impedirlo di diritto; a prescindere dall’eventuale fallimento di questo escamotage, e dai giudizi personali sulla maggiore o minore pericolosità di questi apparecchi, si osserva che:
1) o si accettano le direttiva e norme tecniche europee, utilizzando quando possibile e dove consentito gli strumenti che le stesse direttive individuano per chiedere deroghe in situazioni di particolare gravità, o si esce dalla comunità;
2) la disposizione introduce un insanabile contrasto con le norme UNI relative alla ventilazione dei locali, anche se per il solo caso delle caldaie; se questo modus operandi diventa di uso comune tutto il lavoro di normazione diventa inutile;
3) In merito ai dubbi che possono sorgere sull’interpretazione della disposizione, e rimanendo comunque in attesa che il Ministero si pronunci in proposito, l’interpretazione del CIR va nella direzione di considerare non sussistente l’obbligo di praticare l’apertura di 0,4 m2 nei casi di “mera sostituzione” del generatore, dato che:

a) un generatore tipo C non sempre può essere installato (a meno di sostituire tutti i generatori inseriti sulla canna fumaria, adeguandola opportunamente).
b) lo scarico a parete è in molti casi impedito (vd. art.2)
c) per praticare l’apertura di 0,4 m2 si dovrà fare richiesta della concessione edilizia?
d) qualora l’apertura venisse praticata ad una quota non prossima al livello del pavimento, dovrà essere aumentata del 50% (pari a 0,6 m2) ai sensi della UNI 7129 punto 3.2.1.d) ?
e) nel caso venisse praticata l’apertura di 0,4 m2, quale sarà l’entità del consumo energetico aggiuntivo di riscaldamento per quell’unità abitativa? (e su scala nazionale?)

 

Viene inoltre da chiedersi come sia risolvibile, sul piano giuridico, il conflitto tra la legge 1083/71 sulla sicurezza degli impianti a gas per la quale si intende realizzato secondo buona tecnica un impianto realizzato seguendo le norme UNI-CIG (che sono ben lungi dall’affermare di praticare simili aperture), e un D.P.R. che, addentrandosi in prescrizioni di tipo tecnico, contraddice di fatto tale legge.

 


 

Art. 3 comma 2 - (Installazione di generatori di calore e coibentazione degli impianti)

 

Anche in questo caso la prescrizione di legge si addentra in particolari tecnici; sarebbe più opportuno il riferimento a norme UNI o CEN.

 


 

Art. 4 - (Rendimento minimo dei generatori di calore)

 

La prima frase è superflua, in quanto ripete ciò che il citato D.P.R. 660/96 prescrive.

 


 

Art. 5 - (Termoregolazione e contabilizzazione)

Va chiarito se per sistemi di contabilizzazione del consumo energetico per ogni singola unità immobiliare si intendono anche il contatore del gas e quello dell'energia elettrica, o se al contatore del gas vada aggiunto anche un ulteriore diverso dispositivo di contabilizzazione dell’energia consumata per il riscaldamento.

 


 

Art. 6 - (Responsabilità inerenti l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici)

 

Il richiamo a quanto disposto dalla legge 46/90 non è molto chiaro, tanto più che successivamente si introduce il termine “subappalto”, sempre molto delicato, e si fa riferimento a “ordinarie” attività di manutenzione (notare che legge 46/90 e D.P.R. 412/93 forniscono definizioni non omogenee di manutenzione ordinaria e straordinaria). Si concorda sulla forma scritta per l’affidamento dell’incarico di “terzo responsabile”, e, a prescindere dalla necessità, per alcuni casi, della stesura di contratti di affidamento particolarmente complessi, si sarebbe potuto prevedere un’apposita pagina dei libretti di centrale e di impianto, attualmente mancante, con firme del delegante e del delegato.

Il contratto servizio energia, introdotto dall’originario D.P.R. 412/93, continua ad essere definito in maniera assai frammentaria da diverse circolari del Ministero delle Finanze, e ci si chiede quanto sarà necessario attendere per vedere il decreto di cui si parla in questo articolo. Da parte del CIR si ribadisce pertanto l’opportunità, per la tutela degli Utenti, che il Ministero definisca con precisione i ruoli del fornitore di energia e del terzo responsabile e indichi in quali casi essi si possano identificare.

 


 

Art. 7 - (Ulteriori requisiti del terzo responsabile)

 

Uno dei più discussi e controversi articoli dei D.P.R. 412/93 viene praticamente riproposto senza sostanziali modifiche, se non che dal 1° di gennaio 2000 l’A.N.C. non esiste più. La certificazione ISO 9000 risulta pertanto essere l’unica strada percorribile (assieme all’iscrizione a non meglio definiti “albi nazionali” tenuti dalla P.A. e “pertinenti per categoria”) per i terzi responsabili degli impianti sopra i 350 kW. Come ci si comporterà coi contratti in via di sottoscrizione visto che l’ottenimento della certificazione ISO 9000 comporta comunque i suoi tempi (e dei costi non trascurabili per una piccola azienda)? Inoltre la generica affermazione “conoscenze tecniche adeguate alla complessità” dell'impianto non fa riferimento a definizioni certe e nella sua vaghezza e banalità si presta ad interpretazioni di comodo.

 


 

Art. 8 –comma 1 (Controllo tecnico periodico e manutenzione)

Non è corretto parlare di “costruttore” dell'impianto; casomai le istruzioni tecniche potrebbero essere elaborate dal progettista o dall'installatore. Per quanto riguarda le altre indicazioni, sono tutto sommato pleonastiche. Sull’allegato H si dirà più avanti.

 


 

Art. 9 - (Comunicazione del terzo responsabile all’ente locale competente)

 

Il terzo responsabile è individuato senza possibilità di errore dalla firma sul libretto di centrale o di impianto e dal contratto di cui all'articolo 6 del presente schema. Il verificatore dell’Ente locale trova entrambi i documenti al momento della propria visita all’impianto, e identifica con certezza il responsabile. Richiedere questa comunicazione significa ingorgare di carta l’Ente locale, che dovrà dedicare tempo e personale anche alla gestione di questa corrispondenza, e far perdere tempo al terzo responsabile, tempo che si trasforma in aggravio di costi per il proprietario o per l’amministratore dell'impianto.

 


 

Art. 10 - (Affidamento delle operazioni di controllo e manutenzione e delega delle responsabilità)

 

La formulazione del D.P.R. 412/93 nella stesura originaria richiedeva la sola lettera c) art. 1 comma 1 della L. 46/90 al manutentore di impianti a gas; l'aggiunta della lettera e) consentirà ancora ai manutentori con la sola lettera c) che hanno in essere un contratto di manutenzione per questi impianti di operare fino al termine dei contratto, o almeno fino al tempo necessario per richiedere anche la lettera e)?
Perché limitare ai soli impianti autonomi l'obbligo di affidare anche la manutenzione ordinaria a una ditta abilitata ai sensi della legge 46/90? E, considerato che tanto la commissione normativa “Manutenzione” dell'UNI quanto il SC6 dei CTI che sta rivedendo le norme di conduzione e manutenzione, hanno eliminato, o stanno eliminando, qualsiasi riferimento a, e definizione di, manutenzione ordinaria e straordinaria, e che l’art. 31 della legge 10 riconduce entrambe alle vigenti norme UNI e CEI, perché di D.P.R. 551/99 continua a fare questo inutile e dannoso distinguo?

 


 

Art. 11 – (Compilazione dei libretti di centrale e d’impianto)

 

Per quanto concerne l’invio della copia della scheda identificativa dell’impianto all’Ente Locale, si veda quanto detto precedentemente in merito al terzo responsabile; sembra opportuno che il verificatone compili egli stesso “in diretta” il rapporto di prova con i dati relativi all'impianto, consultando oltre al libretto i dati di targa. Perché il libretto di centrale o di impianto deve essere conservato presso l’edificio o l’unità immobiliare in cui è installato l'impianto termico? Soprattutto in caso di centrali termiche, dove hanno accesso molti operatori, ma in generale comunque, è opportuno che il libretto sia custodito dal responsabile dell'impianto - che risponde di quanto contenuto o mancante nel libretto - al quale deve essere fatto obbligo solo di metterlo a disposizione degli Enti e delle Autorità competenti sui controlli dell'impianto.

 

 

Art. 12 - (Rendimento minimo di combustione in opera)

Rimane sostanzialmente (cambiando i punti percentuali di differenza) il sistema indicato nella vecchia versione: per indicare il valore minimo del rendimento di combustione si deve confrontarlo (abbassandolo di 3 punti per le caldaie installate prima del 29/10/93) con il rendimento utile per le caldaie di nuova installazione indicato all’art. 6 che a sua volta, nella nuova versione, fa riferimento al DPR 660/96. Erroneamente viene indicato articolo 1 anziché 11.

 


 

Art. 13 - (Controlli degli enti locali)

Non è chiaro chi debba trascrivere sul libretto i risultati delle verifiche (il responsabile o il tecnico incaricato dall’Ente?).
Positivo l’invio al M.I.C.A. delle relazioni, ma rispetteranno gli Enti anche questa scadenza? Si poteva prevedere anche sul libretto di impianto uno spazio per annotare le verifiche dell’Ente.

 


 

Art. 14 (Controlli degli enti locali attraverso organismi esterni)

 

Sull’allegato I si dirà più avanti.

 


 

Art. 15 - (Procedura di verifica e controllo per impianti unifamiliari)

 

Non è chiaro se debbano essere “i manutentori” oppure “terzi responsabili” oppure “i proprietari” a inviare l’apposita dichiarazione: uno qualsiasi dei tre soggetti? La dichiarazione dovrebbe essere sottoscritta solamente dal responsabile dell’impianto in quanto è lui il soggetto delle eventuali sanzioni. Per quanto riguarda la dichiarazione resa su supporto informatico significa che i vari soggetti si devono attrezzare a riguardo, il che può essere una difficoltà non indifferente anche di carattere economico. Positiva l’assunzione di responsabilità, attraverso la compilazione dell’allegato H, da parte del manutentore.

 


 

Art. 17 - (Istituzione o completamento del catasto degli impianti termici)

 

Ancora una volta ci si chiede se il fatto di richiedere questa comunicazione avrà l’effetto di arrivare effettivamente alla costituzione del catasto impianti, o di ingorgare gli Enti locali. Saranno in grado gli Enti locali di gestire il fiume di carta che arriverà sui tavoli delle amministrazioni?

Sorgono inoltre forti perplessità riguardo all’obbligo per le società distributrici di mettere a disposizione di terzi l’elenco della propria clientela. Tale imposizione infatti, se non venissero adottate opportune misure di tutela della corretta concorrenza, potrebbe produrre vistosi effetti di distorsione del mercato (oltre al fatto che la cosa si potrebbe configurare anche come una violazione del diritto di privacy).

 


 

Art. 18 - (Allegati)

 

L’allegato H come già indicato si sovrappone al rapporto di prova previsto dalla norma UNI 10436 (e ne è in pratica la copia riveduta e corretta, mentre avrebbe potuto essere qui più utilmente richiamata) per la stragrande maggioranza degli impianti autonomi (tutti quelli alimentati a gas). Per i restanti impianti di piccola potenza a combustibile liquido o solido si sarebbe potuto predisporre un modello ad hoc, o - ancor meglio - farlo predisporre rapidamente dal CTI e farlo approvare come norma UNI. Inoltre tale allegato richiede di verificare il corretto stato di alcuni elementi per i quali non esiste norma tecnica di riferimento (non esiste norma tecnica, ad esempio, per gli apparecchi a gasolio sotto i 35 kW).

 

L’allegato I impone dei vincoli estremamente restrittivi sul verificatore (punto 1 e 2). Non ha molto senso il punto 6 quando afferma che la remunerazione non deve dipendere dal numero di verifiche eseguite.

 

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