TUCKER: COLPI DI SCENA A RIPETIZIONE!


È il caso di dirlo: non ci si capisce più un tubo! Ma andiamo con ordine: da qualche tempo sul sito web della Tucker era comparsa un'animazione: una "bomba" stilizzata - la classica sfera nera con miccia che brucia lentamente - e la scritta "prossimamente notizie esplosove!". Poi l'annuncio che il 6 febbraio 2004 Mirko Eusebi e Ivana Ferrara avrebbero consegnato i risultati di una perizia di parte predisposta dai Proff. Mosetti e Pessina, il primo dell'Università di Trieste e il secondo del Politecnico di Torino, in grado di dimostrare che il "tubo magnetico" funziona, anche se non si capisce ancora perché. Consegnata la perizia, il sito Tucker è rinato a nuova vita, sono ricomparsi i filmati pubblicitari, è stato aperto un forum e soprattutto è stata fornita un'anticipazione della "relazione di certificazione" (sic!), consistente in una tabella sulla quale si ponevano a confronto i dati ottenuti:
Il sito web della Tucker ha sfavillato per poche ore: nel pomeriggio del 9 febbraio è stato posto sotto sequestro dalla Polizia postale su disposizione della Procura della Repubblica di Rimini, gettando nello sconforto gli ancora numerosi seguaci di Mr. Tucker, che avevano già rialzato la cresta sui vari forum di internet, oltre che su quello del sito, e lasciando un po' tutti sconcertati.
Insomma, la soluzione del caso è ancora lontana.

Ma non disperino i nostri venticinque lettori: di tubi è pieno il mondo, e senza fare troppi sforzi abbiamo trovato il modo di arricchire la nostra "storia del tubo" di un nuovo capitolo: e chissà mai che una volta tanto il clone si dimostri più valido (o meno "tarocco"?) dell'originale? Ai posteri l'ardua sentenza, e leggetevi questo...

... articolo del tubo.

Non si tratta del famoso "Tucker", ma è inevitabile l'associazione di idee con il miracoloso prodotto della premiata ditta Mirko Eusebi & Ivana Ferrara, almeno leggendo quanto riferisce Francesca Cassani con un articolo su "Il Giornale" del 3 febbraio 2004 (tutto il virgolettato di seguito è suo). Il Comune di Milano sta provando un dispositivo che - udite udite - sembrerebbe essere in grado di "ridurre del 98% l'emissione di anidride carbonica dalle caldaie e del 65 % l'emissione di tutti gli altri gas". Fermiamoci un attimo: come ben sapete, un combustibile - metano, gasolio, carbone - bruciando produce anidride carbonica, e quanto migliore è la sua combustione tanta più anidride carbonica produce (ovviamente in riferimento alla quantità di carbonio contenuta nel combustibile di partenza). Se il 98% di questa anidride carbonica "sparisce", si può solo pensare che il carbonio nei prodotti della combustione sia presente sotto forma di ossido di carbonio - e ci sarebbe ben poco da rallegrarsene sia dal punto di vista del rendimento che dell'inquinamento e soprattutto della sicurezza! - oppure di fuliggine, e anche questa opzione non è molto auspicabile. In altre parole, una riduzione del 65 % degli altri gas - si suppone che la giornalista si riferisca agli inquinanti quali appunto il CO, gli incombusti o gli ossidi di azoto - sarebbe un risultato straordinario ma tecnicamente plausibile, mentre una riduzione del 98% della CO2 sembrerebbe una totale incongruità, almeno fino a che le leggi della chimica fino ad oggi note non verranno sovvertite. A proposito di chimica, qualcuno potrebbe giustamente obiettare che l'anidride carbonica potrebbe essere trasformata, proprio mediante reazione chimica, in un altro composto (è noto ad esempio che l'idrossido di calcio reagisce con la CO2 a dare carbonato di calcio); quindi cerchiamo di scoprire qualcosa di più sul dispositivo in questione. Si tratta di un "cilindro grande 80 per 30 centimetri che va applicato alla caldaia, sia a gasolio sia a metano, e che agendo da filtro limita la dispersione nell'aria di gas nocivi". Il dispositivo è stato brevettato nel 2003 da un "ricercatore milanese e libero professionista" e sarà provato dal Comune di Milano, che contribuirà ai costi per la sperimentazione, "dopo aver visto sulla carta gli ottimi risultati che questo dispositivo ha registrato". Se le prove confermeranno questi risultati, il dispositivo - amichevolmente chiamato marmittone dal suo inventore, potrebbe essere messo in vendita a un prezzo "intorno ai 2500 - 3000 euro per condominio". In base a quale principio il dispositivo "filtra" i gas nocivi? Catalisi, calce spenta o il sempre gettonatissimo magnetismo? In che cosa verrebbe trasformata l'anidride carbonica, o meglio il 98% della medesima? Non è dato saperlo, però il dispositivo darebbe "ottimi risultati".
Una prima considerazione è d'obbligo: che il Comune di Milano, per il quale l'emergenza inquinamento è di primaria importanza, decida di favorire studi e ricerche volte a migliorare la qualità dell'aria è senz'altro positivo; che il lampo di genio arrivi da un ricercatore "free lance" anziché dal reparto "ricerca e sviluppo" di una multinazionale è abbastanza improbabile, anche se non impossibile. Certo, ci sono gli esempi di Guglielmo Marconi e dei fratelli Wright, ma sono eccezioni che confermano la regola: la stessa giornalista ricorda che precedentemente il Comune di Milano ha consentito la sperimentazione della "miscela" gasolio/acqua sui suoi autobus, sperimentazione che ha dato esiti positivi: in quel caso però non si trattava della scoperta di un illustre sconosciuto, bensì del risultato di approfonditi studi sulle emulsioni, condotti da una nota azienda del settore e preceduti da anni di esperienze più o meno positive su analoghi prodotti!
Per dirla tutta, che a pochi mesi dallo scandalo Tucker ci si lanci a capofitto in un'impresa che almeno a prima vista presenta notevoli e preoccupanti analogie con la resistibile ascesa del magico tubo non può non lasciare sconcertati.
Il Comune di Milano, e in particolare l'Assessore all'Ambiente Zampaglione, mettono in gioco non solo una non meglio precisata quantità di risorse pubbliche, ma anche una discreta fetta di credibilità, considerato che fino ad oggi un dispositivo semplice ma capace di prestazioni pari a quelle riportate da "Il Giornale" non si è mai visto.
Milano è sede di un eccellente Politecnico e nelle sue vicinanze c'è abbondanza di istituti di ricerca pubblici e privati con riconosciute competenze nel campo della combustione: visto che il dispositivo è coperto da brevetto, quindi al riparo da eventuali "copioni", non sarebbe stato più saggio chiedere un loro parere affidando a loro una sperimentazione?
Infine, ci piacerebbe sapere - come tecnici e anche come cittadini - quali requisiti e quali referenze debba avere un'invenzione per essere ammessa alla sperimentazione. Perché vediamo solo due possibilità: o l'inventore ha presentato una relazione tecnica redatta e firmata da un istituto universitario o da un laboratorio di comprovata competenza (in tal caso ritiro quanto detto in precedenza e porgo le mie più umili scuse: ma nel caso in cui la scoperta si dimostri una "bufala", non l'inventore, bensì l'istituto o il laboratorio devono essere esposti al pubblico ludibrio), oppure l'inventore è un "amico degli amici", e allora tutte le porte gli sono aperte, costi quel che costi, tanto paga Pantalone. Una terza possibilità, e cioè che basta presentarsi con un'idea "innovativa" rispetto a quelle più prosaiche e soprattutto più impopolari per migliorare la qualità dell'aria, tipo la certificazione energetica degli edifici o la razionalizzazione del trasporto pubblico e privato o il controllo di quello che realmente viene bruciato negli impianti termici, ci fa venire i sudori freddi: vi ricordate di quel simpatico signore che qualche anno fa, ospite di una trasmissione televisiva, proponeva di spianare gli Appennini in corrispondenza del passo del Turchino per creare una circolazione d'aria in grado di eliminare la nebbia in valle Padana? Potrebbe essere ancora in circolazione, ed essere un assiduo lettore de "Il Giornale"!

Arrivederci alla prossima puntata: il Vostro affezionato Dot(tub). Ing. Giovanni Raimondini