QUALE QUALITÀ? ovvero: … A VOLTE RITORNANO!…


Giovanni Raimondini – consulente CIR


Un proverbio abbastanza caustico e ingeneroso, ma purtroppo confermato dalla realtà dei fatti, recita: “È difficile tenere insieme per lungo tempo uno sciocco e i suoi soldi”; ma quando autorevoli riviste ed enti o laboratori più o meno famosi si mettono a dare man forte ai tanti gatti e alle tante volpi che ogni giorno vanno in cerca di sprovveduti, fornendo loro referenze tali da circuire chi sciocco non è, ma non ha le conoscenze e le competenze per comprendere che dietro il fumo non c’è arrosto, allora si passa veramente il limite della decenza!

Il “caso Tucker”, nonostante la sua fragorosa conclusione, non ha insegnato nulla: scomparso rapidamente dalle prime pagine dei media, non è stato oggetto, come lo scrivente ottimisticamente sperava, di qualche riflessione sugli organi tecnici dei settori interessati – riscaldamento e autotrazione – che hanno preferito non chiedersi per quale motivo il magico tubo di Mirco Eusebi ha riscosso, nonostante il prezzo tutt’altro che modico, un così vasto successo non soltanto fra i non addetti ai lavori invischiati nella struttura “multilevel” della Tucker, ma anche fra un significativo numero di centri assistenza tecnica, installatori, manutentori ecc. Così, dopo essersi prudentemente ritirati dal mercato nei giorni di “Striscia la notizia” e “Mi manda Rai 3”, i numerosi cloni di Mr. Tucker sono ricomparsi, promettendo grandi risparmi con poche spese.

Nel numero di maggio della rivista “Plein Air” rispunta Laboratorio G3 Research, che avevamo giudicato degno del posto d’onore nella “Tucker story” ancora presente nel sito internet del CIR, grazie anche al supporto tecnico gentilmente fornito al suo dispositivo “StarfireGAS” dall’ineffabile TÜV Italia, che con una relazione altrettanto sgangherata aveva già svolto le funzioni di notaio delle straordinarie prestazioni Tucker. Oggetto delle attenzioni del Laboratorio G3 Research sono questa volta gli automobilisti, che con i loro motori diesel inquinano l’aria delle nostre città. L’articolo dall’accattivante titolo “Fuma molto? No, ha smesso” propone ai soci del “Club del Plen Air” in offerta speciale a 220 euro, IVA e montaggio esclusi – molto più a buon mercato del tubo Tucker – il dispositivo “StarfirePlus” capace di abbattere le emissioni di particolato, CO e NOx riducendo nel contempo – udite, udite! – anche i consumi di carburante. Il dispositivo è stato provato dai tecnici della rivista stessa su due furgoni e ha fornito esiti soddisfacenti – così riferisce l’articolo – ma non mancano le attestazioni rilasciate dai consueti enti/istituti/laboratori/clienti al di sopra di ogni sospetto: la Marina Militare, che lo ha provato sulla nave “Grecale”, con risultati “estremamente positivi” e tre trambus del Comune di Roma. Le motivazioni “tecnico scientifiche” riportate nell’articolo fanno inorridire non solo chimici e fisici, ma anche astrologi ed alchimisti: “Due campi elettromagnetici variabili all’interno dello StarfirePlus, grazie al fenomeno della risonanza magnetica, riescono ad eccitare le molecole del combustibile (più esattamente, caricano di energia i nuclei dell’idrogeno H e del carbonio C), che diventano così più ossidabili, ossia più facilmente infiammabili quando arrivano nelle camere di scoppio del motore”. Ogni commento è superfluo!

Se i responsabili della rivista “Plein Air” considera serie le spiegazioni fornite e convincenti le referenze di Marina Militare e Azienda trasporti del Comune di Roma, problemi loro, e dei soci del loro club: comunque da una rivista di settore ci si aspetta qualche approfondimento, soprattutto quando un prodotto viene non solo presentato ma anche ritenuto degno di un’offerta personalizzata; nessuno mette in dubbio la serietà e l’onestà di chi ha provato sul campo il dispositivo, ma di fronte a novità così dirompenti – perché se il dispositivo funzionasse, rivoluzionerebbe tanto il mercato dei combustibili/carburanti che quello dei motori! – sarebbe opportuna la massima prudenza: proprio il caso Tucker ha mostrato che certi miracoli non si ripetono sui banchi prova di laboratori seri che operano secondo le norme tecniche nazionali od europee. Ancora una volta dispiace vedere che problemi così importanti e talvolta drammatici come la lotta all’inquinamento e il risparmio energetico, ma anche la qualità di combustibili e carburanti e il grado di efficienza di motori e bruciatori, vengano presi sottogamba, dando per scontato che un qualche stupefacente prodotto – additivo chimico o congegno elettromagnetico – ridicolizzi lo sviluppo delle tecnologie di combustione e di raffinazione, e il faticoso lavoro che sta dietro ad esse.

Tutto qui? No, abbiamo lasciato per ultimo “il carrico da undici”, come lo chiamerebbe il commissario Montalbano. Il CIR aveva ritenuto particolarmente grave la comparsa del marchio SINCERT sulla relazione che TÜV Italia aveva rilasciato a Laboratorio G3 Research per il dispositivo StarfireGas, e in data 19 febbraio aveva girato ufficialmente la notizia – unitamente a copia della relazione - a SINCERT, ipotizzando un uso improprio del marchio, che di fatto coinvolgeva l’Ente ufficiale di accreditamento degli organismi di certificazione nel rilascio della relazione di prova. Sono passati più di tre mesi, e il CIR non ha avuto alcuna risposta, al di là di una conferma – a seguito di richiesta telefonica – che la lettera era giunta e il caso sotto esame. Tutto questo, a nostro giudizio, non invita gli operatori ad avvicinarsi con fiducia al mondo della qualità..

Se l’apposizione del marchio SINCERT sulla relazione rilasciata da TÜV Italia al di fuori di un processo di certificazione di prodotto o di azienda era legittima, una risposta in tal senso alla segnalazione del CIR avrebbe cancellato ogni perplessità anche futura, tanto del CIR che dei propri Soci e dei visitatori del sito; se invece la segnalazione era congrua, ed effettivamente il marchio SINCERT era stato apposto in modo non corretto, non solo il CIR, ma tutti i cittadini/utenti/consumatori avrebbero dovuto esserne informati, attraverso i principali mezzi di comunicazione!

Principi fondamentali della qualità sono la trasparenza, l’etica, l’informazione completa e tempestiva; come è possibile credere a un sistema che, messo di fronte a un possibile errore (o meglio, abuso), rifiuta di prenderlo in considerazione o, qualora lo riconosca come tale, non lo corregge o – peggio ancora – lo corregge “ a porte chiuse”? Cosa penseranno di un tale sistema le centinaia di operatori che ogni anno spendono soldi ed energie per acquisire e mantenere una certificazione di qualità, e devono sempre fare i conti con ispezioni che, qualora negative, li ricaccerebbero nel purgatorio delle “imprese senza qualità”?

Non è stato bello vedere la reazione scomposta di TÜV Italia alla valanga di critiche relative al suo comportamento nel caso Tucker, con minacce tutt’altro che larvate di ricorso alle vie legali contro chiunque avesse osato metterne in dubbio la professionalità; ma ancor meno bello è l’assordante silenzio di SINCERT, uno dei garanti – assieme a SINAL – del “sistema qualità Italia”. Ci affidiamo al solito tam-tam informatico affinché alla voce del CIR si uniscano tante altre voci, fino ad ottenere una risposta esauriente ai nostri dubbi.